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Sa musca macedda

Veduta panoramica della collina dove sorge il castello di Monreale Si narra che quando gli antichi desideravano proteggere un tesoro, lo custodissero in una botte accanto alla quale ne ponevano un’altra identica piena di muscas maceddas. E’ per questa ragione che nessuno aveva il coraggio di andare a cercare i vari tesori sparsi per la Sardegna, come quello delle domus de ugia, vicino ad Esterzili, o della chiesa dell’antica città di Valenza, vicino a Nuragus, o, infine, del Castello di Monreale, fra Sardara e San Gavino, di cui parla questa legenda.

Il Castello di Monreale un tempo era molto grande, con mura possenti ed eleganti torrioni. Il padrone del castello era un nobile ricco e potente, ma anche arrogante e malvagio, per cui tutti gli abitanti dei dintorni lo detestavano e l’avrebbero volentieri assassinato. Lui sapeva benissimo dell’odio che la sua potenza gli aveva attirato contro e, per paura di cadere in qualche imboscata, rimaneva chiuso notte e giorno nel maniero, circondato da una piccola schiera di servitori agguerriti e maligni quanto lui. Le rare volte che usciva andava a Oristano, ma in questi casi si serviva di un cunicolo sotterraneo che si era fatto costruire in gran segreto. Per colmo di prudenza poi montava un cavallo a cui aveva messo i ferri al contrario, così che nessuno avrebbe potuto seguire le sue impronte.

Secondo la leggenda il cunicolo esiste ancora e sotto le rovine c’è anche il tesoro del castellano, chiuso in una botte ben nascosta. Nessun abitante della zona però vuole andare a cercarlo, infatti si  insieme alla botte, con il tesoro, quell’uomo malvagio ne seppellì un’altra identica piena di muscas maceddas.

 
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