Ambiente e territorio

Se si tiene conto di una suddivisione trasversale, Sardara fa parte del Campidano medio, incernierato sull’asse San Gavino Monreale-Sanluri, o, secondo una ripartizione longitudinale, del Campidano orientale, morfologicamente definito dai colli vulcanici di Nuràminis-Serrenti, di Sanluri e di Sardara e conclusi a nord dal monte Arci.

Il Campidano, incluso tra i golfi di Cagliari e Oristano, è la più vasta pianura della Sardegna. Con gli oltre 100 km di lunghezza e 20 in media di larghezza, questa distesa di terra, favorevole come poche altre nell’isola, per i suoi suoli sciolti e profondi ha da sempre concentrato in sé il massimo delle possibilità agricole, in particolare per le colture cerealicole, meno esigenti e condotte in alternanza col riposo. Ma la non sempre buona disponibilità idrica costituisce un limite. Gli apporti d’acqua permangono insufficienti nonostante la presenza del rio Mannu, del Fluminimannu e altri rivoletti il cui approvvigionamento è affidato solo alle precipitazioni che cadono in modo irregolare, procedono dal suolo verso il mare molto rapidamente e, a causa degli alti livelli della temperatura propri della Sardegna, trapassano velocemente dal terreno all’aria.

I centri abitati si dispongono al centro dei territori di loro pertinenza: si tratta sempre di paesi contraddistinti da un’economia marcatamente agricola nei quali l’insediamento umano rispecchia le condizioni dell’ambiente fisico. 
Un altro aspetto caratterizzante è costituito dalla precarietà del quadro abitativo passato, dove frequentissimi appaiono gli abbandoni e la scomparsa di interi agglomerati, situazione determinata dall’essere stata per lungo tempo questa regione, corridoio di penetrazione fra Cagliari e Oristano e area di sfruttamento da parte dei conquistatori dell’isola. 

 

PAES - Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile